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In questa sezione sono raccolte le immagini dei graffiti realizzati nella sala mensa di Gavette da Emanuele Luzzati e Dario Bernazzoli negli anni del dopoguerra. Il refettorio faceva parte del nuovo edificio progettato dall’architetto Tassistro del Comune di Genova e inaugurato il 25 aprile 1950.
Il palazzo, ispirato al razionalismo del Bauhaus degli anni ’30, dialoga con gli austeri fabbricati industriali costruiti a Gavette nel primo decennio del Novecento, grazie all’uso del mattone a vista. All’epoca definito dalla stampa come “la casa dei lavoratori AMGA”, è descritto nel volume celebrativo Cento anni di gas come “un complesso di provvidenze atte a creare al lavoratore una oasi di nitore, serenità e ristoro in mezzo alle ferventi officine”.
Erano gli anni in cui Adriano Olivetti immaginava “la fabbrica per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica”: un luogo dove bellezza formale e funzionalità potessero coesistere, e in cui il lavoro potesse essere strumento di riscatto e crescita.
Il refettorio era collocato in un’ampia sala di 21,50 x 25 metri ed è decorato da un ciclo di graffiti sul tema del lavoro.
Il programma iconografico ha inizio sulla parete nord, nell’angolo ovest, con Adamo ed Eva: dalla scena biblica si sviluppa un racconto che attraversa la storia dell’uomo e delle sue attività, passando dalla Grecia e dalla Roma antica ai mestieri del Rinascimento, per poi giungere alla modernità con La prima officina del Gaz e concludersi con uno sguardo al futuro in Il lavoro a comando automatico.
Sulla parete ovest, infine, un’unica grande scena intitolata La festa dopo il lavoro ricorda come la mensa non offrisse solo un momento di ristoro, ma anche uno spazio di convivio, incontro e socialità.